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A cosa serve un integratore multivitaminico con azione antiossidante?

Antiossidanti cosa sono? Antiossidanti radicali liberi, Omega 3, Antiossidanti naturali

Integrazione alimentare ovviamente dovrebbe essere personalizzata, di integratori alimentari antiossidanti radicali liberi ce ne sono tanti e voglio consigliarti oggi con questo articolo il migliore…

Come base è utile usare integratori multivitaminici e multi minerali a basso dosaggio.

In questo blog come in tutti gli altri di mia proprietà voglio convincere i più scettici che l’utilizzo di integratori alimentari quando è necessario risulta molto efficacie.

Come l’omega 3 anche gli antiossidanti radicali liberi hanno avuto la loro conferma in campo scentifico e medico, l’utilizzo di un multivitaminico e multi minerale e in particolare di un integratore con azione specifica antiossidante è in grado di abbassare per esempio il rischio di malattie cardiovascolari.

Antiossidanti cosa sono, antiossidanti radicali liberi

Cosa sono gli antiossidanti radicali liberi? In questo articolo te lo spiego e ti illustro il migliore.

Ovviamente quando si tratta di un’integrazione più specifica ad alti dosaggi deve essere senza dubbio personalizzata.

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Al giorno d’oggi siamo stati molto sensibilizzati sul discorso dei radicali liberi che sono quelle molecole che aggrediscono le nostre cellule e ne causano dei processi di degenerazione di invecchiamento e possono essere anche la base di una crescita tumorale.

Molte vitamine e minerali sono dotate essi stessi di un effetto antiossidante ovvero contrastano e combattono i radicali liberi. Ma esistono altre sostanze fondamentalmente sono dei fito nutrienti cio’è presenti soprattutto nel mondo vegetale che non appartengono alla categoria delle vitamine e dei minerali ma che sono dotati di un potentissimo effetto antiossidante.

Sicuramente nella formulazione di un multivitaminico e multiminerali preferirei trovare questi fito nutrienti che hanno dimostrato avere le caratteristiche fisiologiche migliori per prevenire le malattie e per favorrire lo stato di salute come resveratrolo, quercitina, licopene e tante altre sostanze che al giorno d’oggi l’uso di sostanze antiossidanti è fondamentele per un uso antiaging e per prevenire le malattie degenerative

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Cos’è la Cellulite?

Allo stato normale il derma e i tessuti che lo sostengono (pannicolo adiposo e strato muscolare) sono in uno stato di equilibrio fisiologico, metabolico e circolatorio che presuppone un reticolo micro-circolatorio, artero-venoso e linfatico perfettamente funzionante e uno strato adiposo sottocutaneo ben vascolarizzato, senza eccessi di accumulo, problemi trofici o fibrosi reattiva.

Tutti gli elementi che compongono i differenti strati cutanei sono in stretta relazione, realizzando delle unità tissutali e micro-circolatorie che sono legate sia sul piano anatomo-funzionale che chimico-metabolico.

La cosiddetta cellulite, il cui vero nome è panniculopatia edemato – fibro – sclerotica (P.E.F.S.), deriva dal un’alterazione del derma e dell’ipoderma; in condizioni ottimali, le cellule adipose (adipociti) normalmente presenti nel tessuto sottocutaneo funzionano da riserva di energia per l’organismo, che brucia grassi ogniqualvolta abbia necessità di combustibile.

In caso di stasi del circolo venoso questa “riserva” diventa difficile da utilizzare, si accumula fino a comprimere i capillari sanguigni, già fragili, che iniziano a trasudare plasma dalle loro pareti divenute porose.

Il plasma si infiltra fra le cellule, con il tempo provoca un’ infiammazione del tessuto adiposo con formazione di fibrosi dei tessuti sottocutanei: i capillari vengono ulteriormente compressi e il drenaggio dei liquidi in eccesso si fa sempre più difficile. Si innesca quindi un “circolo vizioso” che autoalimenta questa patologia, perché di vera e propria patologia si tratta, anche se spesso ci si limita al suo significato di banale inestetismo.

LE CAUSE DELLA CELLULITE

L’insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro (anche se, in fondo, tutto si può ricondurre ad un’alterazione del microcircolo); alcuni di essi non sono eliminabili e sono quindi definiti primari (ad es. il sesso, la razza o la familiarità), altri, detti secondari, sono collegati ad alcune fasi della vita, a patologie particolari o all’assunzione di farmaci; altri invece, definiti fattori aggravanti (ad es. cattiva alimentazione o sedentarietà), sicuramente potrebbero essere controllati adottando uno stile di vita diverso.

  • Fattori Primari:

Il fatto di essere donna e di razza bianca sono elementi sfavorevoli: la donna mediterranea è caratterizzata da una conformazione “a pera” (ginoide) in cui prevale l’azione degli ormoni femminili (gli estrogeni) sui recettori specifici, con il risultato di un accumulo dei chili in eccesso sulla parte bassa del corpo,ritenzione idrica e stasi circolatoria. Non a caso il problema comincia con l’adolescenza, periodo in cui vi è una vera e propria tempesta ormonale che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Anche la componente familiare è rilevante, considerato che alcuni disturbi del micro-circolo spesso si tramandano tra consanguinei e che l’insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare costituiscono l’anticamera della cellulite.

  • Fattori Secondari:
  • E’ noto che le manifestazioni cutanee della cellulite sono fortemente legate al ciclo femminile: l’aspetto “a materasso” della pelle aumenta nel periodo precedente il ciclo, soprattutto in caso di sindrome pre-mestruale, e in gravidanza quando sale il livello degli estrogeni con effetti positivi e negativi: aumenta l’appetito, migliora l’umore, si accumulano liquidi nei tessuti e il prodotto del concepimento preme sulle strutture vascolari, aggravando la situazione circolatoria magari già non perfetta, con segni di stasi.

Come regola, in generale, la cellulite diminuisce dopo la menopausa, in assenza di trattamento ormonale sostitutivo.

FATTORI AGGRAVANTI

  • Una muscolatura di cattiva qualità, sia per sedentarietà sia a seguito di un dimagrimento eccessivamente rapido che abbia sacrificato il “nobile” tessuto muscolare, è sicuramente uno dei fattori favorenti la cellulite. Il moto aiuta a mantenere efficiente muscolatura, circolazione e metabolismo aiutando a bruciare i grassi e a prevenire la stasi circolatoria.

La dieta scorretta, poi, con l’introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi, “intossicazione” generale dell’organismo e formazione degli odiati cuscinetti.

Anche una postura sbagliata contribuisce ad aggravare il quadro clinico: stare molte ore seduti rallenta la circolazione perché la sedia comprime i vasi e la situazione peggiora se si tengono le gambe accavallate. Non fa neanche bene trascorrere troppo tempo in piedi immobili, perché il sangue fa fatica a risalire dagli arti inferiori, con conseguente stasi circolatoria. I difetti dell’appoggio plantare (piede piatto, piede cavo ecc.) sono anche causa di postura errata e possono favorire i processi che portano alla formazione della cellulite.

Si deve evitare l’abbigliamento costrittivo: non dimentichiamo che abiti e biancheria attillati comprimono i vasi, mentre scarpe troppo strette o con tacco alto, oltre i 5 cm., ostacolano il ritorno venoso e linfatico e impediscono il corretto funzionamento dell’importantissima “pompa venosa” che abbiamo sotto i nostri piedi (un reticolo venoso che viene compresso ad ogni nostro passo e che imprime una spinta verso l’alto al sangue, impedendogli di ristagnare).

Stress e fumo sono altri fattori che favoriscono l’aggravarsi del quadro, l’uno per le inevitabili ripercussioni sul quadro ormonale (aumento dei cosiddetti “ormoni dello stress”), l’altro per la sua azione vasocostrittrice e per la sua capacità di aumentare i radicali liberi, sostanze che favoriscono i danni a carico del microcircolo ed accelerano i processi di invecchiamento generale dell’organismo.

GLI STADI DELLA CELLULITE

Prima si interviene contro la cellulite, migliori saranno i risultati dato che una cellulite al primo stadio, quando sono solo i liquidi stagnanti i protagonisti del quadro, è sicuramente più trattabile di una cellulite con presenza di noduli fibrosi. Importante è quindi riconoscere le sue caratteristiche:

1° STADIO (edematosa)

E’ caratterizzata dalla presenza di gonfiore (edema) dovuti al ristagno di liquidi nel tessuto e di accumulo di grasso e acqua nelle cellule. La cute è ancora tesa ed elastica ma si comincia ad avvertire un senso di pesantezza agli arti; se la cute viene compressa non rimangono “impronte”. E’ difficile riconoscerla ad occhio nudo.

2° STADIO (fibrosa)

A causa del cattivo drenaggio delle scorie accumulate e dell’insufficiente ossigenazione dei tessuti, le cellule di grasso rimangono imprigionate nei tessuti circostanti ed inizia il processo di fibrosi reattiva con formazione di fini nodulazioni che, se non contrastato, può evolvere verso lo stadio successivo in cui è facile la formazione di macronoduli.

L’epidermide assume un colorito spento, si arrossa se compressa e assume il cosiddetto aspetto “a buccia d’arancia” se viene stretta fra le dita. Spesso sono presenti capillari dilatati (teleangectasie), anche in forma ramificata. Sono tutti sintomi di cattiva ossigenazione, fragilità vasale e difficoltà a smaltire i grassi.

3° – 4° STADIO (sclerotica)

Vi è forte rallentamento del flusso sanguigno e linfatico, con noduli aumentati e dolenti al tatto. La fibrosi iniziale si è trasformata in vera e propria sclerosi dei tessuti che hanno ingabbiato in grossi ammassi duri i micronoduli precedenti.

Il numero dei capillari dilatati, quasi sempre presenti, aumenta. Qua e là appaiono degli ematomi, segno di fragilità capillare; la superficie cutanea non è più omogenea e levigata ma presenta il tipico aspetto “a materasso”, è fredda al tatto a causa dell’insufficienza circolatoria, è dolente se viene toccata anche con modesta pressione e, se viene compressa, lascia una depressione che scompare solo dopo alcuni secondi: è la cellulite agli ultimi stadi!

I RIMEDI PER LA CELLULITE

Illudersi che la cellulite scompaia da sola o che possa essere debellata con diete drastiche e tanta attività fisica è una chimera di cui non fidarsi: la cellulite non è un semplice inestetismo ma una vera “malattia” del connettivo dovuta ad un malfunzionamento del microcircolo: sbarazzarsene significa guadagnarci anche in salute.

La battaglia va combattuta su più fronti e con molto impegno, ci vuole una strategia completa fatta di dieta, attività fisica e trattamenti localizzati, sia di tipo estetico che di tipo medico, fino alla chirurgia per i casi più “gravi” e irriducibili.

LA DIETA.

La prevenzione inizia sulla tavola e qualsiasi trattamento è destinato a dare risultati modesti se non lo si associa ad uno stile di vita sano e se non si rivedono le abitudini alimentari. Un’alimentazione equilibrata ed adeguata fa sì che pesantezza, gonfiori degli arti e cellulite, causati da un rallentamento del circolo venoso, possano essere prevenuti e curati. Stipsi e ritenzione idrica sono, infatti, due tipici segnali di insufficiente e scorretto esercizio fisico associato ad una alimentazione disordinata. è necessario quindi orientare le abitudini alimentari verso un regime disintossicante, equilibrato, facilmente digeribile e, se necessario, ipocalorico. Nello scegliere gli alimenti da consumare nella dieta bisogna fare attenzione a quelli che favoriscono il ristagno e gonfiano i tessuti.

Il sodio trattiene i liquidi che, accumulandosi negli interstizi tra le cellule, ostacolano la circolazione: rinunciare ad un po’ di sale non significa necessariamente fare a meno dei sapori, perché può essere egregiamente sostituito da aromi da cucina. Da prendere seriamente in considerazione è l’assunzione giornaliera di acqua: è sempre consigliabile consumarne molta; un litro e mezzo è la quantità minima da assumere ogni giorno per permettere una buona diuresi e un’eliminazione ottimale delle sostanze tossiche e di rifiuto.

Da bandire gli eccessi di alimenti che affaticano il fegato, impedendogli di svolgere la sua azione “depuratrice” (caffè, cioccolato, bevande alcoliche, fritture, ecc.); preferire invece alimenti ad alto contenuto di fibre (che favoriscono il transito intestinale e l’evacuazione delle scorie alimentari, riducendo l’assorbimento di zuccheri e grassi), di vitamina C, vitamina E e potassio, capace di contrastare il sodio. I bioflavonoidi poi, di cui sono ricchi i frutti di bosco e sottobosco, sono dei veri alleati per una buona microcircolazione.

L’ATTIVITà FISICA.

Non solo a tavola si prevengono pesantezza, disturbi e inestetismi delle gambe: per averle agili e belle contano anche i gesti, le posizioni, l’abbigliamento, il moto e la scelta dell’esercizio fisico.

Lo sport serve non solo ad incrementare la combustione dei grassi e quindi ad avere un fisico asciutto, ma aiuta anche a tonificare i muscoli e a stimolare la circolazione.

La ginnastica più utile è quella di tipo aerobico, che stimola l’ossigenazione dei tessuti e mobilita i depositi di grasso. Almeno mezz’ora al giorno di esercizio fisico è il tempo ideale per ottenere risultati concreti e mantenersi in forma.

Via libera quindi al nuoto (che sfrutta anche l’azione di idromassaggio indotto dai movimento del corpo nell’acqua, alle pedalate in bicicletta (o alla cyclette, in mancanza della possibilità di pedalare all’aria aperta), al jogging e walking (camminate), alla ginnastica a corpo libero, all’atletica leggera.

TRATTAMENTI LOCALIZZATI.

I RIMEDI DA USARE IN CASA:

  • L’idromassaggio può essere sfruttato per l’azione levigante, rassodante e drenante i liquidi interstiziali dovuta al flusso sulla pelle delle “bollicine” prodotte dall’apparecchio, che funzionano esattamente come un micromassaggio.
  • I TRATTAMENTI IN ISTITUTO:
  • Affidarsi alle mani di un’estetista qualificata per combattere i cuscinetti significa, in fondo, aver voglia di coccolarsi un po’ e di regalarsi momenti di vero e puro relax. Naturalmente anche in questo caso non aspettiamoci dei miracoli e ricordiamoci che in casi di cellulite di stadio avanzato i trattamenti estetici sono solo un “utilissimo” (ed a volte necessario) supporto ad altri tipi di trattamento che, però, agiscono più in profondità.

Il massaggio estetico, basato su manipolazioni e frizioni, serve a drenare i liquidi in eccesso e aiuta l’eliminazione di gonfiori e pesantezza alle gambe. E’ un ottimo rilassante che aiuta a ridurre alcuni scompensi dell’organismo causati dallo stress e dall’ansia che contribuiscono indirettamente alla comparsa della cellulite.

Il linfodrenaggio serve a riattivare la circolazione linfatica, responsabile dello smaltimento delle tossine dell’organismo.

Si basa su manipolazioni che hanno il compito di convogliare la linfa dagli arti inferiori verso il tronco, laddove si trova lo sbocco finale. Se questa funzione non viene svolta manualmente, ma meccanicamente si parla di pressoterapia, dove le mani di un’abile professionista sono sostituite da un macchinario; si effettua infatti inserendo gli arti in speciali gambali che, gonfiandosi e sgonfiandosi ritmicamente, premono e rilasciano la zona interessata ottenendo un’azione drenante i liquidi stagnanti e riattivante il flusso sanguigno. Indispensabile, prima di sottoporsi a questo trattamento, consultare un medico che escluderà eventuali patologie che possano controindicarlo: malattia varicosa, problemi di reni, problemi di cuore, ecc.

L’Endermologie è una tecnica relativamente recente che, in modo non invasivo e non traumatico, consente un trattamento elettivo del tessuto connettivo, teso a riattivare la microcircolazione artero – venosa e linfatica e il metabolismo delle cellule del connettivo. Consiste in un “massaggio” computerizzato eseguito per mezzo di un manipolo dotato di rulli mobili che sollevano, spremono e comprimono la cute, permettendo un buon rimodellamento della silhouette, soprattutto quando sono presenti alterazioni del profilo e cedimenti dei tessuti. Anche in questo caso è bene sottoporsi preventivamente a visita medica che valuterà lo stato di salute del paziente, l’estensione e l’entità della cellulite. E’ possibile trovare questo tipo di metodica, oltre che negli istituti di bellezza, anche presso alcuni studi medici, laddove il medico può sfruttare l’azione di stimolazione dei tessuti prodotta dall’Endermologie anche per altri tipi di problematiche.

L’Elettrostimolazione in genere fa parte dei “pacchetti dimagranti” offerti dai centri di bellezza, ognuno dei quali si avvale di apparecchiature brevettate diverse fra loro per utilizzo e principio di azione. Aiuta a tonificare e a rassodare i tessuti, unita ad altri metodi può favorire l’eliminazione della buccia d’arancia e la riattivazione della circolazione: è una sorta di ginnastica passiva che, in caso d’impossibilità a praticare una costante attività fisica, può rappresentare una modesta alternativa: naturalmente non può sostituire del tutto il movimento attivo, che fornisce anche molti altri vantaggi, tra cui il potenziamento dell’apparato cardiovascolare, l’aumento del metabolismo basale, la liberazione interna di sostanze come le endorfine (i cosiddetti “ormoni del benessere) e molti, molti altri! Esistono anche apparecchiatura casalinghe, per il fai-da-te.

  • I TRATTAMENTI DEL MEDICO
  • Sono di competenza del medico tutti quei metodi che prevedono l’infiltrazione sottopelle di sostanze ad effetto drenante e/o riducente.
  • La mesoterapia si basa sull’iniezione nelle zone interessate di farmaci, spesso in cocktail, anche omeopatici. Sono farmaci ad azione lipolitica, drenante e vasoprotettrice, a seconda del problema, che possono venire iniettati sia con un multiniettore (una piastra circolare fornita di piccolissimi aghi in numero variabile) sia con un sottilissimo ago singolo lungo dai 4 ai 6 mm.

L’uso di un sistema piuttosto che dell’altro viene deciso dal medico e dipende dal problema da trattare; l’uso dell’ago singolo, comunque, oltre a ridurre il dolore nell’inserimento, causa meno ematomi e permette di evitare strutture che non dovrebbero essere toccate, come nei e capillari evidenti; sarà sempre il medico a verificare, prima del trattamento, l’eventuale intolleranza ai farmaci che vorrà utilizzare, facendo preventivamente una piccola prova in una zona nascosta (prova del “ponfo”) e procedendo al trattamento solo se non si verificano reazioni; c’è da dire che l’uso di più sostanze contemporaneamente, oltre a non aumentare significativamente l’efficacia del trattamento, espone a maggiori rischi di reazione avverse.

Dopo il trattamento è normale la presenza sulla zona trattata di un po’ di gonfiore e di qualche piccola ecchimosi (piccoli lividi), che svaniranno nel giro di pochi giorni. A questo proposito, è bene non esporsi al sole nei giorni immediatamente seguenti al trattamento, onde evitare l’accentuarsi di questi fenomeni.

Una versione aggiornata e “indolore” della mesoterapia è la microterapia: si effettua con un piccolo dispositivo a ventosa chiamato SIT (Skin Injection Therapy) munito nella cavità di un piccolissimo ago, lungo appena 2 mm. che, per le sue modeste dimensioni, non arriva a stimolare le terminazioni nervose e quindi non causa dolore.

Gli ultrasuoni sono onde sonore ad alta frequenza, non percepibili dall’orecchio umano, e vengono utilizzati già da tempo in campo medico per la loro capacità di produrre calore (azione diatermica). La frequenza degli ultrasuoni usati per combattere la cellulite (3 MHz) è tale da permetterne la penetrazione ad una profondità di 2-3 cm., dove provocano un movimento in seno ai liquidi ristagnanti e rompono le cellule di grasso, permettendo il riassorbimento di queste sostanze nel torrente circolatorio. Sfrutta invece una corrente elettrica a bassa frequenza l’elettrolipolisi, veicolandola nei tessuti mediante l’applicazione sottocutanea di coppie di aghi sottili (da 6 a 12 coppie) e creando una rete di campi magnetici in grado di mobilizzare i depositi di grasso.

Una miscela di ossigeno e ozono iniettata sotto cute mediante microiniezioni è alla base della ossigeno-ozono terapia. Il cocktail di questi due gas ha effetto lipolitico e drenante, con riduzione delle circonferenze e rivitalizzazione dei tessuti circostanti. E’ un metodo del tutto naturale, senza uso di sostanze farmacologiche e che in genere non presenta effetti collaterali e non dà problemi di intolleranze. Sarà sempre il medico, comunque, a valutare l’entità del problema e a decidere se e come intervenire. Ci sono poi alcuni altri metodi, più o meno efficaci, tra i quali è il caso di ricordare, anche senza scendere in particolari, l’agopuntura, la ionoforesi, la crioelettroforesi.

  • I TRATTAMENTI CHIRURGICI

Se si è provato di tutto e la situazione è veramente grave, con importanti problemi a carico della circolazione e dei tessuti, ci si può rivolgere ad un chirurgo, accertandosi che sia un professionista serio e, soprattutto, ESPERTO! Prima di ogni altra cosa, comunque, chiedetevi se VERAMENTE avete necessità di arrivare alla chirurgia, perché si tratta comunque di un intervento “cruento”, con alcune controindicazioni e con possibili rischi, la cui incidenza viene ridotta al minimo, però, se ci si rivolge a personale qualificato.

La lipoaspirazione, così come indica il nome, si effettua risucchiando il grasso tra la pelle e lo strato muscolare mediante l’inserimento, nelle piccole incisioni praticate dal chirurgo, di cannule sottili lunghe circa 12-15 cm. e collegate ad una macchina aspirante. Anche se l’intervento in genere viene effettuato in regime di day-hospital, è fondamentale la scelta di una struttura idonea che possa garantire, in caso di complicazioni, la degenza post-operatoria e i provvedimenti necessari. Il chirurgo visita preliminarmente la paziente, accertandosi che sia in stato di salute ottimale (alcune patologie controindicano l’intervento), si informa su alcune abitudini di vita (fumo, assunzione abituale di alcolici o di farmaci), provvede ad effettuare alcuni esami del sangue, delle urine e un elettrocardiogramma. Solo se tutto è a posto procederà all’intervento.

Per quanto riguarda la riuscita “estetica” del trattamento, un buon chirurgo valuterà attentamente l’elasticità della pelle perché, dopo essere stata svuotata dal grasso, dovrà essere in grado di riprendere il contorno originario senza cedimenti né rilassamenti. L’intervento si effettua in anestesia che, a seconda dell’entità dell’inestetismo, potrà essere locale, generale o peridurale (si viene “addormentati” dal tronco in giù). Se l’intervento ha interessato un’area molto estesa sarà necessario sottostare ad un breve periodo di immobilità assoluta; in tutti gli altri casi è meglio muoversi subito, in modo da riattivare la circolazione al più presto.

Per un mese circa la paziente indosserà delle guaine contenitive che serviranno a ridare compattezza ai tessuti; in genere gli ematomi (sempre presenti) si riassorbono in tre settimane e dopo circa due mesi la zona trattata prenderà l’aspetto definitivo. Il linfodrenaggio può aiutare nella ripresa. Con la lipoaspirazione gli adipociti eliminati non si riformeranno più, ma quelli rimanenti (uno strato adiposo sottocutaneo deve comunque rimanere!) possono aumentare in maniera anche consistente se si riprendono le abitudini sbagliate e se non si controlla la dieta: non vanificate tutti i sacrifici a cui vi siete sottoposti!

Con la liposcultura superficiale si procede in maniera simile alla metodica appena descritta, agendo però più in superficie e cioè appena sotto il derma.

Le piccolissime incisioni in genere non vengono suturate e si cicatrizzano spontaneamente nel giro di pochi giorni. Il post intervento è solitamente più breve e meno fastidioso.

Sfrutta, invece, l’azione degli ultrasuoni per frantumare le cellule di grasso la liposcultura ultrasonica, tecnica meno traumatica e poco invasiva: apposite cannule aspirano il grasso fluidificato.

Se la zona da trattare è particolarmente circoscritta si può ricorrere alla microliposuzione, adatta per piccole adiposità localizzate: guance, doppio mento, caviglie, ginocchia, ecc. Si esegue con cannule estremamente ridotte nel calibro, collegate a siringhe per l’aspirazione; i risultati sono spesso molto buoni, a patto che la pelle sia elastica e tonica. Dopo il trattamento si applicano delle bende adesive per far aderire perfettamente l’epidermide ai piani sottostanti e dopo un breve periodo di osservazione (6 – 8 ore circa) si torna a casa. Dopo alcuni giorni si torna dal medico per l’asportazione delle bende ed è preferibile far seguire dei massaggi per rassodare i tessuti.E’ utile per ridurre cuscinetti localizzati la laserlipolisi interstiziale, tecnica relativamente recente, dove la luce emessa dal laser genera un calore che altera la membrana della cellula adiposa fino a provocarne la distruzione. L’intermittenza della luce laser e il suo raggio ridotto fanno sì che i tessuti circostanti non possano essere danneggiati in alcun modo. La cannula per aspirare ha le dimensioni di un grosso ago e il trattamento si effettua infiltrando la zona da trattare con un anestetico locale, un vasocostrittore e bicarbonato di sodio, ad azione “lesiva” sulle cellule di grasso che dovranno essere “bombardate” dal raggio laser e il cui contenuto sarà aspirato dalle microcannule.

Il post intervento è molto meno fastidioso: si porteranno dei collant elasticizzati oppure una guaina contenitiva per alcuni giorni, scaduti i quali la paziente può ritornare alle sue attività abituali e può perfino fare sport; i risultati, però, non possono essere paragonati a quelli della lipoaspirazione tradizionale o di tutte le sue varianti sopra descritte.

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L’Eczema o Dermatite Seborroica è una malattia della pelle che può avere molte cause e ragioni. Vari fattori interni ed esterni, possono causarla, in particolare un sistema immunitario soppresso o fattori ambientali.

Le persone con Dermatite Seborroica hanno, solitamente, un sistema immunitario debole ed una pelle sensibile, che è più suscettibile a reazioni allergiche e irritazioni. Molte delle allergie sono causate da allergeni, allergie da cibo, contatto con agenti chimici esterni, ed infezioni.

Dermatite Seborroica: Sintomi

Escrescenze squamose e colore rosso sono sintomi della Dermatite Seborroica, e peggiorano con calore e umidità. Anche lo stress può essere la causa di una ricaduta dell’Eczema, portando a nuove eruzioni e quindi allo sconforto. Una pelle secca e pruriginosa è solitamente quella che viene irritata più facilmente. La pelle secca si rompe facilmente, e le spaccature costituiscono il modo in cui i germi entrano nel corpo, diffondendosi poi nella zona.

Dermatite Seborroica: Cure

Mantenere la pelle ben idratata e pulita. E’ meglio evitare allergeni e agenti irritanti, che potrebbero essere profumi, gioielli, o allergie individuali.

Dermatite Seborroica: Rimedi

Smettere di grattarsi è già un rimedio anche se si sente l’impulso di farlo. Usate grandi quantità di lozioni e creme idratanti, per alleviare il prurito e rendere la pelle più morbida.

E’ meglio lavare i nuovi vestiti prima di indossarli, in quanto le infezioni esterne aumentano la possibilità di prendere un’infezione. E’ meglio indossare cotone, che aiuta la pelle a respirare e limita la diffusione della Dermatite Seborroica. La secchezza causa la rottura, mentre l’idratazione aiuta il corpo a tornare morbido e flessibile.

Alcune persone non sono in grado di mantenere l’idratazione, e quindi hanno una pelle che si sgretola e dovrebbero usare un idratante dopo essersi lavati le mani. Evitate di usare agenti chimici aggressivi, e prodotti artificiali che possano scatenare reazioni allergiche.

Dermatite Seborroica: Cuoio Capelluto

Nella dermatite seborroica del cuoio capelluto si sviluppano macchie secche, pruriginose e rosse sulla pelle.  Le cause di questo problema includono un’eccessiva produzione di sebo, uno squilibrio ormonale, un’infezione da fungo, obesità, stress, etc. E’ importante trovare un immediato rimedio a questo problema, per evitare che si manifestino gli effetti collaterali che porteranno sicuramente alla perdita dei capelli.

Dermatite Seborroica: Neonato

Colpisce principalmente il cuoio capelluto e la faccia. La causa scatenante esatta della dermatite seborroica è ancora sconosciuta. Ricerche mediche hanno ipotizzato che i neonati che contraggono la Dermatite Seborroica potrebbero produrre eccessivo sebo dalle ghiandole sebacee della loro pelle. Un tipo di fungo chiamato Malassezia Furfur (precedentemente chiamato Pityrosporum ovale) potrebbe inoltre essere coinvolto. Ad ogni modo, non si tratta di una semplice infezione della pelle, e non è contagiosa (non è possibile contrarla da altri che abbiano questo problema). Il fungo vive nel sebo (olio) della pelle umana, e alcuni neonati possono reagire a tale germe in qualche maniera che causa l’infiammazione della pelle.

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L’epidermide, anche chiamata Apparato Tegumentario , svolge le funzioni di protezione meccanica, regolazione dell’equilibrio idrico salino e riequilibrio della temperatura corporea, immunologica e relazionale. Rivestendolo completamente, l’epidermide rappresenta l’organo umano più esteso e ricopre circa il 16% del peso totale del corpo. La funzione principale dell’epidermide è di barriera tra il mondo esterno e l’interno dell’organismo. E’ fondamentale per proteggere il corpo dal caldo, dal freddo, da lesioni e da agenti patogeni esterni. Inoltre l’epidermide svolge funzioni essenziali quali la termoregolazione e il ricambio idrico. Infine, possiede numerosi centri nervosi per ricevere stimoli tattili dall’esterno.


La pelle è formata da tre strati: epidermide, derma, ipoderma. L’epidermide a sua volta è formata da quattro strati che, passando dall’interno verso l’esterno, presentano una cheratinizzazione sempre maggiore:

  • lo strato basale, detto anche germinativo o di Malpighi, composto da cellule disposte a palizzata sulla membrana a contatto con il derma. Le cellule di questo strato dell’epidermide, una volta riprodottesi, vengono spinte verso la superficie a formare lo strato successivo. In questo strato ci sono anche i melanociti, le cellule produttrici di pigmento;
  • lo strato spinoso, formato da cellule cubiche, più appiattite rispetto a quelle dello strato basale e separate tra di loro da sostanza intercellulare;
  • lo strato granuloso, strato di transizione tra quello spinoso e quello corneo, formato da una a quattro file di cellule. Più abbondante in quelle zone di epidermide sottoposte a maggiore stress, come nei palmi delle mani e nelle piante dei piedi;
  • lo strato corneo, direttamente a contatto con l’esterno, di spessore variabile a seconda della sede. Le cellule di questo strato, ricche di cheratina, non contengono più i nuclei e vengono eliminate continuamente come lamelle cornee dalla superficie epidermica. In sede palmo-plantare, dove l’epidermide è più spessa, è presente un quinto strato detto strato lucido. L’accrescimento dell’epidermide avviene per mitosi da parte delle cellule dello strato basale verso lo strato corneo con un processo detto di cheratizzazione della durata di 3 – 4 settimane.

Il derma è la parte sottostante l’epidermide ed è formato da tessuto connettivo. Svolge la funzione di sostegno della cute. Nel suo interno si trovano vasi sanguigni che danno nutrimento alla cute stessa, terminali nervosi che servono a ricevere gli impulsi che passano attraverso l’epidermide e annessi cutanei (follicoli piliferi, ghiandole sebacee e sudoripare).
Il derma ha tre componenti principali:

  • il derma papillare, quello a contatto con lo strato basale dell’epidermide;

  • il derma medio che rappresenta il sostegno della pelle;

  • il derma reticolare

Pelle secca:

La pelle può essere secca o per mancanza d’acqua, e quindi essere disidratata, oppure per una scarsa produzione di sebo e si parla in questo caso di pelle alipica. Queste due situazioni possono anche presentarsi insieme sulla stessa pelle. Quando la pelle è disidratata in genere ha un aspetto avvizzito, è sottile, facile alle screpolature e alle fessurazioni e quando viene premuta presenta piccole increspature, caratteristica questa dei tessuti poveri di acqua . E’ una pelle piuttosto fragile, da detergersi dolcemente per poter evitare il senso di stiramento che sostanze troppo forti potrebbero procurare; inoltre deve essere idratata in modo appropriato, con prodotti che contengano quelle sostanze che compongono il fattore idratante naturale, come amminoacidi, piroglutamato sodico, lattato sodico, urea e zuccheri, che generalmente scarseggiano in questo tipo di pelle. Nella pelle alipica è insufficiente oppure manca del tutto il mantello lipidico che ha la funzione di proteggerla, perciò è particolarmente sensibile agli agenti esterni. Esteriormente si presenta opaca, sottile, delicata e si arrossa con facilità. Su questo tipo di pelle si deve intervenire con un trattamento sebo-restitutivo a base di acidi grassi insaturi, trigliceridi e simili.

Pelle grassa :

Si presenta con il caratteristico aspetto lucido ed è untuosa al tatto. Il sebo di cui è ricca può essere fluente, con dotti follicolari dilatati, oppure può essere ceroso e stagnante nel follicolo, con comedoni , ed è questa la condizione di pelle asfittica che precede l’acne. Spesso a questa situazione si associa anche uno strato corneo abbondante, perciò la pelle è anche ipercheratosica. E’ piuttosto semplice diagnosticare la pelle grassa, proprio per la sua lucidità e untuosità, per i follicoli dilatati che le danno il caratteristico aspetto definito a buccia d’arancia, ma non è facile risolvere il problema perché spesso è collegato ad una secrezione sebacea eccessiva, e ciò comporta un intervento preliminare per via generale. L’intervento cosmetico si basa sull’utilizzo di preparati igienici equilibranti, di prodotti che servono a limitare le secrezioni esternamente, come gli astringenti, e altri sebo-equilibranti. La pelle asfittica, caratteristica dell’adolescente, è data dalla combinazione di una modificazione a livello secretorio con una strutturale: infatti si presenta con un’ipersecrezione sebacea di tipo ceroide che invade il follicolo e con una ipercheratosi dello strato corneo. Su questo tipo di pelle sono presenti zaffi cornei, punti neri e comedoni, inoltre l’ammasso del sebo nei sacchi follicolari impedisce la normale lubrificazione cutanea e rende questo tipo di pelle particolarmente sensibile alle infezioni, piuttosto spessa ed esteriormente secca. Su questa pelle spesso si manifesta l’acne. La pelle asfittica grassa ha bisogno di prodotti emollienti, sebo-normalizzanti e di interventi igienici e purificanti.

Pelle mista:

In genere una persona non presenta una pelle solo secca o solo grassa, ma facilmente ha sul viso zone più grasse e altre piuttosto secche. Intorno al naso, sulla fronte, sul mento o dove c’è maggior presenza di ghiandole sebacee la pelle si presenta con le caratteristiche della grassa; mentre sulle guance, sul contorno del viso, intorno agli occhi , dove il numero delle ghiandole è minore, la pelle è secca. E’ la percentuale delle zone secche e delle zone grasse che rende la pelle tendente al secco, tendente al grasso o mista.

Pelle copparosica e ipersensibile:

La pelle con couperose si manifesta con eritrosi e con teleangectasie, cioè con la dilatazione dei capillari sottoepidermici che si sfibrano e formano una fitta rete violacea, visibile esternamente specialmente sulle guance. Generalmente questa situazione si manifesta in soggetti emotivi, facili al rossore (che può essere transitorio, con vampate, oppure prolungato nel tempo, con una eritrosi) e che soffrono di fragilità capillare. La couperose è presente sulla pelle sottile, secca, delicata, piuttosto sensibile, irritabile, reattiva e allergica. Questo danno estetico peggiora in occasione di sbalzi di temperatura, di esposizione ai raggi ultravioletti e di massaggi troppo violenti; occorre invece intervenire sulla couperose con trattamenti protettivi e con sostanze astringenti vasali. Queste caratteristiche della pelle devono possibilmente essere evidenziate con un attento esame visivo, eseguito con un’ottima illuminazione da una distanza ravvicinata e, in seguito, anche con una lente ad ingrandimento. Bisogna valutare il colorito, lo spessore, eventualmente aiutandosi con qualche piccola pressione. Questo esame iniziale permette di raccogliere tutta una serie di dati che aiutano ad ottenere la valutazione finale della pelle. Se esistono problemi dermatologici più o meno evidenti, occorre sempre ricorrere alla competenza del medico dermatologo.

Clima e pelle.

La pelle è a contatto con l’ambiente e da questo subisce azioni diverse che possono determinare sulla cute delle modificazioni che ne alterano la normale funzionalità e l’aspetto. Oltre all’intervento dell’ambiente esterno, altri fattori endogeni intervengono nella determinazione dei vari tipi di pelle. Le modificazioni strutturali e secretive alle quali va soggetta la cute sono a livello dei tessuti o apparati cutanei, nel derma, nell’epidermide e nel sistema circolatorio, a livello delle ghiandole sudoripare e sebacee; inoltre riguardano la zona papillare e un suo eventuale appiattimento, l’aumentata fragilità dei capillari sottoepidermici, uno sviluppo eccessivo dello strato corneo e anomalie melanogenetiche. I tipi cutanei essenziali sono:

L’ipoderma

E’ un tessuto adiposo: rappresenta la nostra riserva energetica, che interviene quando i grassi non vengono introdotti con l’alimentazione. Proprio perché formato da lipidi, l’ipoderma è un isolante termico che ci permette di mantenere la temperatura corporea costante. Altra funzione, non meno importante, è quella di rivestimento del corpo e, quindi, di protezione per gli organi interni. Questo strato cambia da individuo a individuo, dipende dal sesso, dalla razza e dall’età.

L’invecchiamento cutaneo.

La naturale conseguenza dell’accrescimento è il processo di invecchiamento. Consiste nell’evoluzione della struttura dei tessuti, nei mutamenti che avvengono fin dal periodo embrionale sino a tarda età: si tratta semplicemente dell’inevitabile trasformazione fisiologica alla quale vanno incontro tutti gli organismi viventi.

Ad esempio, il processo di riparazione di una ferita cutanea diventa sempre più lento con l’avanzare dell’età. Nell’infanzia, in assenza di un’attività ormonale, si verificano uno sviluppo e una capacità riproduttiva piuttosto intensi; durante la pubertà l’organismo continua nel processo di crescita fino a raggiungere il livello massimo al termine della stessa. Successivamente inizia un ciclo caratterizzato da un equilibrio tra le varie attività fisiologiche. Verso i 50 anni, prende il via la terza fase della vita, il climaterio, che si identifica con un segnale evidente di senescenza. La gerontologia, cioè la scienza che studia i fenomeni connessi con l’invecchiamento, definisce i vari aspetti della senescenza e li diversifica nel seguente modo:

  • Invecchiamento istologico , che corrisponde allo stato di funzionalità dei vari tessuti dell’organismo;
  • Invecchiamento relativo , che viene valutato in modo diverso a seconda dell’organo considerato, per esempio per l’apparato sensoriale si parla di senescenza intorno ai 60 anni, per quello muscolare, quindi della potenza fisica, intorno ai 50 anni;
  • Invecchiamento esteriore , che è strettamente connesso con l’invecchiamento cutaneo.Questo è causato sia dalla condizione fisica generale, come l’invecchiamento dei vari organi interni, sia dall’azione di vari agenti esterni come le radiazioni solari, le condizioni ambientali, gli eventi atmosferici.
  • Oltre a fattori genetici che determinano l’invecchiamento e sono individuali, esercitano una notevole influenza sull’invecchiamento della pelle umana anche i fattori ambientali che determinando cambiamenti sia nell’epidermide che nel derma.

Fattore genetici.

I fattori genetici che determinano l’invecchiamento cutaneo, al contrario dei fattori ambientali, rimangono costanti per tutta la vita. Essi rappresentano una sorta di ‘orologio biologico’ che scandisce il tempo dell’epidermide e, più in generale, di tutte le cellule del corpo umano. L’invecchiamento dell’epidermide originato da fattori genetici inizia in prima istanza molto lentamente, dopo i 25 anni, con grande variabilità soggettiva, e si manifesta visibilmente dai 40 anni in poi.


Fattori ambientali

I fattori ambientali esercitano una notevole influenza sull’invecchiamento dell’epidermide: basti pensare, per esempio, alle radiazioni solari o all’esposizione a condizioni climatiche avverse (caldo, freddo, vento) che generano inevitabilmente una trasformazione del nostro apparato tegumentario. É quindi indiscutibile che i raggi solari svolgano un ruolo determinante nell’accelerare i processi di invecchiamento cutaneo. Infine, l’epidermide ha una sorta di “memoria” del sole accumulato che causa, di anno in anno, l’incrementarsi del danno.

Invecchiamento dell’epidermide.

L’invecchiamento dell’epidermide è un fenomeno che deve essere posto in stretta relazione con l’invecchiamento del derma. Le cellule epidermiche dello strato basale giungono alla superficie della cute attraverso una naturale progressione e durante questo processo passano da uno stadio maturo e funzionale ad uno stadio di cellule cheratinizzate ormai prive di vita. Con l’avanzare dell’età a questa successione fisiologica si aggiunge il processo di invecchiamento e l’epidermide va incontro a un generale assottigliamento e ad una perdita dell’elasticità dovuta alla diminuzione della capacità di proliferazione delle cellule . L’aspetto cartilagineo dello strato corneo, che appare povero di umidità e piuttosto rinsecchito è certamente l’aspetto più evidente della senescenza. Questo avviene perché le lamelle cheratiniche, (che nella pelle giovane sono rimpiazzate con velocità e regolarità da materiale proteico fresco) nella pelle senescente tendono a cementarsi e a formare uno strato compatto che dà alla pelle un aspetto caratteristico. Tutto ciò sta a testimoniare il rallentamento che avviene nella riproduzione cellulare, la conseguente minor stratificazione delle cellule malpighiane, lo squilibrio che avviene nei normali processi di evaporazione dell’acqua. L’idratazione dello strato corneo diventa scarso e cambia anche la quantità di amminoacidi, di acido piroglutammico, di lattato di sodio, di urea, di sali e di altri elementi che contribuiscono alla naturale idratazione dell’epidermide.

E’ quindi possibile dire che le cellule dell’epidermide mostrano 2 tipi d’invechiamento:
Il primo dovuto alla maturazione della cellula stessa, che migra verso l’esterno dove forma uno strato cheratinizzato, il secondo dovuto all’epidermide come tessuto, associato perciò ad un’attività metabolica ridotta e ad uno scarso turnover cellulare.

DERMA

Con l’aumentare dell’età il derma subisce cambiamenti che riguardano sia il numero delle cellule che il loro contenuto di tessuto elastico. Nel derma invecchiato diminuisce il grado di turnover, le fibre vecchie vengono rimpiazzate lentamente, il tessuto diventa più consistente, avvengono delle reazioni di natura ossidativa che determinano sensibili mutamenti del collagene e delle fibre elastiche. Quanto più avanza l’età, tanto più aumenta la parte fibrosa del derma rispetto alla porzione elastica, inoltre si riducono gli scambi nutritivi fra sangue e cellule e il derma non riesce a svolgere la sua funzione in modo normale. Si verifica un rallentamento dell’attività circolatoria che determina un prolungamento del tempo di permanenza in loco di tossine e una scarsa nutrizione dei tessuti. Le fibre elastiche e di collagene si allentano, e avvengono modificazioni nei mucopolisaccaridi che compongono la sostanza fondamentale cementante, probabilmente a causa di una sensibile variazione delle attività enzimatiche. Si ha una diminuzione di acido jaluronico, che ha la capacità di fissare notevoli quantità di acqua riuscendo a mantenere giovane la pelle.Visivamente la conseguenza di questi processi regressivi sono le rughe , l’avvizzimento cutaneo, l’afflosciamento della pelle, la perdita di elasticità, la formazione di strie, di smagliature, di doppio mento. Questo invecchiamento della pelle inizia in genere intorno ai 30 anni, aumenta lentamente con il passare del tempo, fino ad arrivare a tutti i cambiamenti tipici del viso senescente: dalle rughe al rilassamento, dal riassorbimento del tessuto grasso sottocutaneo allo svuotamento delle guance, dal rilassamento muscolare al cambiamento dell’architettura del viso.

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I processi omeostatici (da omeostasi: condizione di stabilità interna di ciascun organismo, anche al variare delle condizioni esterne) dell’organismo hanno luogo solo se il pH è leggermente alcalino. A pH acido tali processi danno luogo ad accumulo di tossine con conseguente sintomatologia dolorosa ed affaticamento.

… Con l’allenamento il corpo produce acido lattico in maggiori quantità e ciò comporta un pH più acido; allo stesso modo se l’organismo, ancora prima di un allenamento, ha il pH acido, le prestazioni saranno ridotte e si avrà sensazione di stanchezza, spossatezza con possibile comparsa di crampi.

Tale sintomatologia può essere risolta con l’apporto di carbonati, bicarbonati e fosfati.
Con il termine alcalinizzante si intende quella sostanza in grado di tamponare le scorie acide che l’organismo produce. 

Con un integratore Alcalinizzante (e se siete interessati posso consigliarvene qualcuno), associato ad un’alimentazione bilanciata, permette il raggiungimento di importanti obiettivi, inoltre è utile in particolare nella prevenzione degli infortuni da over-training con acidosi da eccesso di acido lattico. Di conseguenza, anche l’alimentazione consigliata è a base di cibi, frutta e verdura, che possano favorire il processo di alcalinizzazione riducendo l’acidosi.

Alimenti acidificanti (+) mEq/100g

 

FARINACEI PRAL
Riso +12,5
Fiocchi d’avena +10,4
Spaghetti + 6,5
Pasta all’uovo + 6,4
Corn-flakes + 6,0
Pane + 4,0
CARNE E PESCE PRAL
Carne di manzo in scatola +13,2
Salame +11,6
Trota bollita +10,8
Bistecca di manzo + 8,8
Pollo + 8,7
Maiale magro + 7,9
Filetto di merluzzo + 7,1
Acciughe + 7,0
Salsicce + 6,7
PRODOTTI CASEARI-UOVA PRAL
Formaggio grana +34,2
Mozzarella +28,7
Pecorino +26,4
Emmental +19,2
Camembert +14,6
Formaggio molle giovane + 8,7
Uova di gallina + 8,2
Formaggio molle grasso + 4,3
Yogurt intero + 1,2
Latte intero pastorizzato + 0,7
Gelato alla vaniglia + 0,6

 

Alimenti alcalinizzanti (-) mEq/100g

 

VERDURE E LEGUMI PRAL
Spinaci -14,0
Sedano - 5,2
Carote fresche - 4,9
Zucchine - 4,6
Cavolfiore - 4,0
Patate - 4,0
Melanzane - 3,4
Piselli - 3,1
Lattuga - 2,5
Porri - 1,8
Cipolle - 1,5
Funghi - 1,4
Peperoni - 1,4
Broccoli - 1,2
Cetrioli - 0,8
Asparagi - 0,4
FRUTTA PRAL
Uva -21,0
Banane - 5,5
Albicocche - 4,8
Kiwi - 4,1
Ciliege - 3,6
Pere - 2,9
Arance - 2,7
Ananas - 2,7
Pesche - 2,4
Mele - 2,2
Fragole - 2,2
Marmellata di frutta - 1,5

 

La somma dei PRAL dei vari alimenti dà come risultato un pasto alcalinizzante o acidificante.

Es. RISO (+12,5) + BISTECCA DI MANZO (+8,8) + SPINACI (-14,0) = + 7,3: ACIDIFICANTE

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Il carico sull’organismo dovuto ai metalli pesanti porta a molteplici disturbi somato-psichici. AR-CHELA, grazie al suo contenuto di antiossidanti risulta utile per contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi.

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·Ortosifon: le foglie di Orthosiphon, ricche di flavoni lipofili, olio eterico e quantità elevate di sali di potassio, stimolano la formazione delle urine e hanno proprietà spasmolitiche. Vengono utilizzate come drenanti.

·Acido lipoico: è stato originariamente classificato come una vitamina, oggi si sa che viene sintetizzato direttamente dall’uomo. È cofattore di enzimi responsabili della conversione del glucosio, degli acidi grassi e di altre molecole coinvolte nel trasporto di energia. È, inoltre, uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. L’organismo produce una certa quantità di acido lipoico, sufficiente per la funzione metabolica ma questa risulta insufficiente quando è anche necessario un effetto antiossidante. Altrettanto importante è la capacità di aumentare la sintesi del glutatione poiché bassi livelli di glutatione sono stati correlati a patologie degenerative e all’invecchiamento.

·Glutatione: è noto per le sue proprietà antiossidanti e disintossicanti. La capacità individuale di disintossicazione è direttamente proporzionale al glutatione disponibile. Il mercurio, per la sua escrezione, richiede il legame al glutatione ridotto. Questo legame si determina a livello intra-cellulare. Questo passaggio richiede, per un’adeguata disintossicazione da metalli pesanti, un apporto quotidiano importante, sia di glutatione che dei suoi sistemi tampone. Si ricorda inoltre che bassi livelli di glutatione sono correlati a patologie degenerative e all’invecchiamento.

·Selenio: è noto per le sue proprietà antiossidanti e immunostimolanti. È protettore del sistema cardiovascolare ed è utile per la produzione di anticorpi, per rafforzare le difese immunitarie e per combattere i radicali liberi. È un componente essenziale per la disintossicazione da metalli pesanti. Infatti la glutationeperossidasi ha come cofattore il selenio.

·Vitamina E: è nota per le sue proprietà antiossidanti. Vitamina della pelle per eccellenza, aiuta a combattere gli effetti nocivi dei radicali liberi sulle cellule e sui tessuti, prevenendone l’invecchiamento. Aumenta la resistenza dell’epidermide all’azione dei raggi UV e all’esposizione ad agenti atmosferici irritanti ed inquinanti, mantenendone l’idratazione.

·Vitamina C: è nota per le sue proprietà antiossidanti, è in grado di sostenere le difese organiche. Aiuta la cicatrizzazione delle ferite e la guarigione delle fratture, aumenta le difese immunitarie, facilita l’assorbimento del ferro, contribuisce alla produzione di globuli rossi.

·Zinco: noto per le sue proprietà antiossidanti. È utile per il funzionamento, come cofattore, di un numero assai elevato di enzimi che regolano e accelerano numerosi processi biochimici coinvolti nel metabolismo degli alimenti. Protegge il sistema immunitario, partecipa alla produzione di energia, mantiene la vista in buona salute, è importante nel metabolismo di proteine, carboidrati e fosforo, protegge la pelle e facilita il rimarginarsi di ferite ed ustioni.

·Rame: stimolante del sistema immunitario. Protegge l’organismo dagli effetti nocivi degli ioni superossido e regola l’attività dei neurotrasmettitori. Svolge azione benefica sul sistema nervoso e sul sistema immunitario.

·Metilsulfonilmetano: è noto per le sue proprietà antiossidanti, disintossicanti. Favorisce l’assorbimento di nutrienti utili ed aiuta nell’eliminazione delle tossine. È il vettore naturale più idoneo dello Zolfo organico. Necessario per sostenere le sintesi proteiche delle proteine intracellulari (proteine sensibili allo shock termico) destinate al trattamento dei radicali liberi.

 

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