diabete

Dieta Personalizzata, Consigli per personalizzare il più possibile l’assunzione di Carboidrati secondo il proprio gruppo sanguigno di appartenenza.

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Con questo articolo voglio spiegarti il motivo…

Questa mia forma fisica è frutto del mio impegno nell'eliminare ciò che mi faceva male come i cereali con ciò che mi ha portato benefici "LA CARNE DI ALLEVAMENTO AL PASCOLO" con verdura e alimenti che posso mangiare crudi

Alimentazione Davide Didonato

I “CEREALI” (questa bellissima parola che dona benessere solo a sentirla nominare…vero?)

 

Con CEREALI intendo in particolare il Grano e tutti gli svariati e diffusissimi prodotti che ne derivano.

 

I cereali hanno una serie di caratteristiche che lo hanno reso non idoneo ai miei protocolli

 

-       Calorie eccessive in relazione al volume

-       PROTEINE  di scarso valore biologico e poche (azotemia alta)

-       ZUCCHERI elevato carico e indice glicemico (mi rendevano gonfio e grasso)

-       SALI MINERALI / VITAMINE scarsi

-       ANTINUTRIENTI che impediscono l’assimilazione di aminoacidi, minerali e vitamine

-       GLUTINE che provoca una violenta reazione AUTOIMMUNE

-       ESOMORFINE morfine che danno benessere, euforia, gratificazione ma anche assuefazione.

 

IO NON SONO CELIACO e neanche MEDICO ma da quando ho eliminato i CEREALI dalla mia alimentazione (pane, pasta, pizza, biscotti insomma tutto quello che deriva dal grano…) ho finalmente sbloccato il mio organismo da una sensazione di malessere e infiammazione che mi portava ad essere sempre gonfio e poco definito…

 

Ecco la mia unica regola per la MIA alimentazione di SUCCESSO!!!

Mangiare solo alimenti riconosciuti dal proprio gruppo sanguigno.

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Cosa mangio per apportare glucidi e quindi zuccheri ai miei muscoli e al mio organismo per supportare gli svariati metabolismi?

Solo : Quinoa, Amaranto, Patate e Grano Saraceno.

Appartengo al gruppo Sanguigno RhA+ e questi sono gli alimenti che mi danno benefici, se Appartieni al gruppo B, AB e O puoi mangiare anche il RISO.

Non Serve pesare gli alimenti. Ognuno deve cercare di trovare il giusto equilibrio. Non fare pasti troppo abbondanti, soprattutto la sera. L’ideale sarebbe fare quattro pasti semplici e regolari; masticare bene, bere poco durante i pasti (meglio bere prima o dopo una/due ore). E’ importante introdurre gli alimenti in quantità proporzionata e in relazione all’attività fisica che si svolge durante la giornata.

Evita il Mais, Frumento, Farro, Kamut e i loro derivati (pane, pasta ecc) SEI SEI GRUPPO AB e B. Usa con cautela gli altri cereali che contengono glutine; sostituiscili con: QUINOA (sempre ben cotta) MIGLIO, RISO (tutti i tipi), ORZO, PATATE, PATATE Dolci.

Appena alzato bevi 2 bicchieri di acqua tiepida con succo di limone e fai colazione dopo mezz’ora.

Come frutta secca solo : NOCI, Mandorle.

Mangia i Fichi secchi o meglio prugne secche tenendo a lungo il nocciolo in bocca (2-4 al giorno) Ottimo rimedio contro la fame nervosa.

SE SEI GRUPPO A mangia solo Amaranto, Grano Saraceno, Quinoa, Miglio, Mais e Riso (di tutti i tipi)

Appena Alzato bevi 2 bicchieri di acqua tiepida con succo di limone e fai colazione dopo mezz’ora.

Ti Sconsiglio l’uso eccessivo di frutta o zuccheri combinati con farinaci. Miele abbinato alle carni, ricotta o omelette.

Metà Mattino e metà pomeriggio Ottima la frutta secca come Noci, Nocciole, Mandorle, Arachidi, Mangia i Fichi secchi o meglio prugne secche tenendo a lungo il nocciolo in bocca (2-4 al giorno) Ottimo rimedio contro la fame nervosa.

SE SEI GRUPPO (O) Non Serve pesare gli alimenti. Ognuno deve cercare di trovare il giusto equilibrio. Non fare pasti troppo abbondanti, soprattutto la sera. L’ideale sarebbe fare quattro pasti semplici e regolari; masticare bene, bere poco durante i pasti (meglio bere prima o dopo una/due ore). E’ importante introdurre gli alimenti in quantità proporzionata e in relazione all’attività fisica che si svolge durante la giornata.

Evita il frumento e il mais sostituiscili con Quinoa, grano saraceno, amaranto, miglio e riso (non mangiare fibre integrali)

Frutta secca : Noci, Mandorle e nocciole

Appena Alzato bevi 2 bicchieri di acqua tiepida e fai colazione dopo mezz’ora. (senza limone)

 

 

IO sono la prova vivente di quello che dico!!!

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Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

DIABETE TIPO 1:

Riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La velocità di distruzione delle ß-cellule è, comunque, piuttosto variabile, per cui l’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone, solitamente nei bambini e negli adolescenti, e più lentamente negli adulti (in questi rari casi si parla di una forma particolare, detta LADA: Late Autommune Diabetes in Adults). La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina, detti ICA, GAD, IA-2, IA-2ß. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (tra i quali, sono stati chiamati in causa fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Quest’ultima ipotesi si basa su studi condotti nei gemelli monozigoti (identici) che hanno permesso di dimostrare che il rischio che entrambi sviluppino diabete tipo 1 è del 30-40%, mentre scende al 5-10% nei fratelli non gemelli e del 2-5% nei figli. Si potrebbe, quindi, trasmettere una “predisposizione alla malattia” attraverso la trasmissione di geni che interessano la risposta immunitaria e che, in corso di una banale risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, causano una reazione anche verso le ß cellule del pancreas, con la produzione di anticorpi diretti contro di esse (auto-anticorpi). Questa alterata risposta immunitaria causa una progressiva distruzione delle cellule ß, per cui l’insulina non può più essere prodotta e si scatena così la malattia diabetica. Per questo motivo, il diabete di tipo 1 viene classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso. Tra i possibili agenti scatenanti la risposta immunitaria, sono stati proposti i virus della parotite (i cosiddetti “orecchioni”), il citomegalovirus, i virus Coxackie B, i virus dell’encefalomiocardite. Sono poi in studio, come detto, anche altri possibili agenti non infettivi, tra cui sostanze presenti nel latte.


DIABETE TIPO 2:

È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete. Anche per il diabete tipo 2 esistono forme rare, dette MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), in cui il diabete di tipo 2 ha un esordio giovanile e sono stati identificati rari difetti genetici a livello dei meccanismi intracellulari di azione dell’insulina. Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è di grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione di stress fisico, quale infezioni o interventi chirurgici. Il rischio di sviluppare la malattia aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica: questa osservazione consente di prevedere strategie di prevenzione “primaria”, cioè interventi in grado di prevenire l’insorgenza della malattia e che hanno il loro cardine nell’applicazione di uno stile di vita adeguato, che comprenda gli aspetti nutrizionali e l’esercizio fisico.


DIABETE GESTAZIONALE:

Si definisce diabete gestazionale ogni situazione in cui si misura un elevato livello di glucosio circolante per la prima volta in gravidanza. Questa condizione si verifica nel 4% circa delle gravidanze. La definizione prescinde dal tipo di trattamento utilizzato, sia che sia solo dietetico o che sia necessaria l’insulina e implica una maggiore frequenza di controlli per la gravida e per il feto.

SEGNI E SINTOMI:

La sintomatologia di insorgenza della malattia dipende dal tipo di diabete. Nel caso del diabete tipo 1 di solito si assiste a un esordio acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, con sete (polidipsia), aumentata quantità di urine (poliuria), sensazione si stanchezza (astenia), perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.

Nel diabete tipo 2, invece, la sintomatologia è più sfumata e solitamente non consente una diagnosi rapida, per cui spesso la glicemia è elevata ma senza i segni clinici del diabete tipo 1.

DIAGNOSI:

I criteri per la diagnosi di diabete sono:

sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl

oppure:

glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl. Il digiuno è definito come mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore.

oppure:

glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT). Il test dovrebbe essere effettuato somministrando 75 g di glucosio.

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che comunque non costituiscono una condizione di normalità. In questi casi si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) quando i valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) quando la glicemia due ore dopo il carico di glucosio è compresa tra 140 e 200 mg/dl. Si tratta di situazioni cosiddette di “pre-diabete”, che indicano un elevato rischio di sviluppare la malattia diabetica anche se non rappresentano una situazione di malattia. Spesso sono associati a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

COMPLICANZE DEL DIABETE:

Il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono in relazione alla carenza pressoché totale di insulina. In questi casi il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche. Nel diabete tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre sono molto frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.

  • Retinopatia diabetica: è un danno a carico dei piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina, con perdita delle facoltà visive. Inoltre, le persone diabetiche hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie oculari come glaucoma e cataratta.
  • Nefropatia diabetica: si tratta di una riduzione progressiva della funzione di filtro del rene che, se non trattata, può condurre all’insufficienza renale fino alla necessità di dialisi e/o trapianto del rene.
  • Malattie cardiovascolari: il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione causando, nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete. Questo induce a considerare il rischio cardiovascolare nel paziente diabetico pari a quello assegnato a un paziente che ha avuto un evento cardiovascolare.
  • Neuropatia diabetica: è una delle complicazioni più frequenti e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si manifesta a livelli diversi nel 50% dei diabetici. Può causare perdita di sensibilità, dolore di diversa intensità e danni agli arti, con necessità di amputazione nei casi più gravi. Può comportare disfunzioni del cuore, degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza maschile.
  • Piede diabetico: le modificazioni della struttura dei vasi sanguigni e dei nervi possono causare ulcerazioni e problemi a livello degli arti inferiori, soprattutto del piede, a causa dei carichi che sopporta. Questo può rendere necessaria l’amputazione degli arti e statisticamente costituisce la prima causa di amputazione degli arti inferiori di origine non traumatica.
  • Complicanze in gravidanza: nelle donne in gravidanza, il diabete può determinare conseguenze avverse sul feto, da malformazioni congenite a un elevato peso alla nascita, fino a un alto rischio di mortalità perinatale.

 

FATTORI DI RISCHIO:

Le complicanze croniche del diabete possono essere prevenute o se ne può rallentare la progressione attraverso uno stretto controllo di tutti i fattori di rischio correlati.

Glicemia ed emoglobina glicata (HbA1c). Sono stati effettuati importanti studi clinici che hanno evidenziato l’importanza di un buon controllo metabolico per prevenire l’insorgenza di complicanze. I livelli medi di glicemia nel corso della giornata possono essere valutati mediante la misurazione dell’emoglobina glicata (HbA1c%). L’emoglobina, che è normalmente trasportata dai globuli rossi, può legare il glucosio in maniera proporzionale alla sua quantità nel sangue. In considerazione del fatto che la vita media del globulo rosso è di tre mesi, la quota di emoglobina cui si lega il glucosio sarà proporzionale alla quantità di glucosio che è circolato in quel periodo. Otteniamo, quindi, una stima della glicemia media in tre mesi. Nei soggetti non diabetici, il livello d’emoglobina glicata si mantiene attorno al 4-7 per cento, che significa che solo il 4-7 per cento di emoglobina è legato al glucosio. Nel paziente diabetico questo valore deve essere mantenuto entro il 7% per poter essere considerato in “buon controllo metabolico”.

Pressione sanguigna: Nei diabetici c’è un aumentato rischio di malattia cardiovascolari, quindi il controllo della pressione sanguigna è particolarmente importante, in quanto livelli elevati di pressione rappresentano già un fattore di rischio. Il controllo della pressione sanguigna può prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari (malattie cardiache e ictus) e di patologie a carico del microcircolo (occhi, reni e sistema nervoso).

Controllo dei lipidi nel sangue: Anche le dislipidemie rappresentando un aggiuntivo fattore di rischio per le patologie cardiovascolari. Un adeguato controllo del colesterolo e dei lipidi (HDL, LDL e trigliceridi) può infatti ridurre l’insorgenza di complicanze cardiovascolari, in particolare nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare.

L’elevata frequenza di complicanze vascolari impone uno stretto monitoraggio degli organi bersaglio (occhi, reni e arti inferiori). Per questo, è necessario che le persone con diabete si sottopongano a periodiche visite di controllo, anche in assenza di sintomi.

INTERVENTI TERAPEUTICI:

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita adeguato. Per stile di vita si intendono le abitudini alimentari, l’attività fisica e l’astensione dal fumo.

La dieta del soggetto con diabete (definita negli USA: Medical Nutrition Theraphy, cioè terapia medica nutrizionale) ha l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità. In linea di massima, si raccomanda che la dieta includa carboidrati, provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato, non inferiori ai 130 g/giorno ma controllando che siano assunti in maniera equilibrata, attraverso la loro misurazione e l’uso alternativo. Evitare l’uso di saccarosio, sostituibile con dolcificanti. Come per la popolazione generale, si raccomanda di consumare cibi contenenti fibre. Riguardo i grassi, è importante limitare il loro apporto a <7% delle calorie totali giornaliere, con particolare limitazione ai grassi saturi e al colesterolo. Un’attività fisica di tipo aerobico e di grado moderato per almeno 150 minuti a settimana oppure di tipo più intenso per 90 minuti a settimana è raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso corporeo. Dovrebbe essere distribuita in almeno tre volte a settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività. Come per la popolazione generale si consiglia di non fumare, e a tale scopo dovrebbe essere prevista una forma di sostegno alla cessazione del fumo come facente parte del trattamento del diabete. I diabetici tipo 1 hanno necessità di regolare in maniera più stretta la terapia insulinica all’apporto dietetico e all’attività fisica, mentre per i diabetici tipo 2, che in genere sono anche sovrappeso o francamente obesi, assume maggior importanza un adeguato stile di vita che comprenda riduzione dell’apporto calorico, soprattutto dai grassi, e aumento dell’attività fisica per migliorare glicemia, dislipidemia e livelli della pressione arteriosa.

PRIMA SI INTERVIENE…..

Prima si interviene, meglio è: la glicemia fuori norma va individuata il più presto possibile a rapidamente ricondotta e stabilmente mantenuta sotto controllo. E’ questa la strada giusta per ridurre il rischio di complicanze ed è anche la filosofia che anima il progetto “Subito!”, lanciato dall’Associazione medici diabetologi. Si tratta di una vasta campagna di informazione, formazione e comunicazione per promuovere la diagnosi precoce di diabete e la tempestiva presa in carico del paziente. Nel corso dei prossimi quattro anni Amd svilupperà dunque iniziative di preparazione dei medici per illustrare loro il nuovo approccio, di educazione terapeutica per sollecitare nel paziente un più attivo ruolo nell’autogestione, di rafforzamento della ricerca, di misurazione sistematica dei risultati ottenuti, di diffusione della cultura della continuità assistenziale e dell’interazione tra i vari operatori impegnati nella cura e assistenza (dai medici di famiglia alle istituzioni, dal volontariato agli specialisti, all’industria). Questa ampia mobilitazione mira ad affermare nella prassi clinica concreta “il principio che la strada giusta non è far scendere la glicemia quando si è già assestata su valori scadenti, ma impedire che essa si deteriori, cercando di intervenire tempestivamente e intensivamente”.
L’intervento e la diagnosi precoci sarebbero in grado di ridurre drasticamente i costi umani ed economici del diabete. Studi importanti come Steno-2 dimostrano, per esempio, che, se si cominciasse a trattare la patologia almeno cinque anni prima di quanto si fa oggi, si potrebbe diminuire lo sviluppo di complicanze cardiovascolari di oltre il 40%. Per ottenere questo risultato occorre combattere da subito, appunto, le glicemie elevate.
Ogni anno circa il 17% delle visite effettuate riguardano pazienti che si presentano per la prima volta e con diabete già in atto, in media, da oltre sette anni e con valori abbondantemente fuori dalla norma: una glicata media del 7,4%, pressione di 140/90 mmHg nel 58,6% dei casi, colesterolo Ldl (quello “cattivo”) sopra i 130 mg/dL nel 34,7%. Sono tutte persone ad alto rischio di complicanze che si sarebbero dovute individuare (e curare) molto tempo prima. Pertanto la glicemia alta non deve mai essere sottovalutata, perché è in realtà l’anticamera delle complicanze. E’ un nemico subdolo, silenzioso, che non si fa sentire finché non è già tardi. Ecco perché bisogna intervenire tempestivamente. Altrettanto essenziale è tenere presente che l’approccio al paziente diabetico deve essere globale, perché occorre controllare la glicemia, ma anche la pressione, il colesterolo, l’alimentazione, l’attività fisica. Quindi, non può fare tutto il diabetologo: tutti i soggetti coinvolti devono parlarsi e collaborare tra loro”.

DIABETE E ATTIVITA’ SPORTIVA:

Per chi ha il diabete, l’attività fisica è parte integrante della terapia: lo sport, in particolare, se la scelta della disciplina e la gestione del diabete sono corrette, assicura gli stessi vantaggi, sia fisici sia psichici, che garantisce alle persone non diabetiche.

L’attività fisica è considerata parte integrante della terapia del diabete. In particolare, la pratica sportiva – scelta e praticata in accordo con il medico – si rivela utile sia direttamente, per i benefici che produce sulcorpo e sulla mente, sia indirettamente, grazie alla sua capacità dieducare chi lo pratica alladisciplina e al controllo, nel rispetto della propria salute. Una predisposizione mentale che si rivela molto preziosa nell’autigestione del diabete.

Innanzittutto, occorre fare una distinzione traattività fisica e attività sportiva: con la prima si intende l’attitudine a camminare, usare la bicicletta per gli spostamenti, fare le scale, fare una nuotata al mare o in piscina, insomma tutte quelle attività quotidiane che richiedono un piccolo sforzo e contribuscono a combattere la sedentarietà.
Nell’attività sportiva, invece, lo sforzo fisico deve avere le seguenti caratteristiche:

deve essere intenso:senza mettere a dura prova l”organismo, si deve sfiorare una vera sensazione di fatica.

deve essere continuativo: da mezzora a un”ora, secondo le potenzialità e l’allenamento di chi lo pratica.

deve essere regolare: si intende da un minimo di 3 volte alla settimana all’allenamento quotidiano.

deve essere globale: ovvero coinvolgere tutto il corpo.

deve essere progressivo: lo sforzo, adattato alle esigenze personali, dovrebbe essere crescente, in un’ottica di miglioramento delle prestazioni.

In cambio di questo impegno, la pratica di uno sport (soprattutto attività aerobiche come il nuoto, il ciclismo o lo jogging) può restituire tutta una serie di vantaggi e benefici;

rafforza ilcuore, i muscoli e le ossa (per questo è indicato anche per i bambini e le donne dopo la menopausa).

mantiene e accresce l’agilità, l’elasticità e la flessibilità del corpo, migliorando iriflessi e l’equilibrio.

aiuta a tenere sotto controllo il propriopeso corporeo.

riduce il rischio dimalattie cardiovascolari, abbassa lapressione del sangue e il livello di colesterolo migliora la circolazione.

Aumenta il senso di benessere e di sicurezza, accresce lafiducia in sè stessi e l’autostima.

Riduce i livelli di ansia e di depressione, migliora laqualità del sonno.

Offre occasioni disocializzazione e divertimento.

Nel caso di unapersona con diabete, a questi si possono aggiungere vantaggi specifici da un punto di vista medico. Basti qui accennare ai benefici psicologici, come la sicurezza e l’autostima, che hanno un valore estremamente positivo, in quanto rafforzano lasensazione di “potenza” nei confronti del diabete: questa consapevolezza, unita al desiderio di fare sempre meglio, porta ad una collaborazione attiva con il diabetologo, a partire dalla scelta dello sport fino alla corretta gestione della terapia. L’attività fisica è una componente essenziale delbenessere globale di qualsiasi persona, durante tutta la vita: il suo svolgimento regolare riduce il rischio di malattia cardiovascolare, aiuta nel controllo del peso, riduce i fenomeni di osteoporosi e la mortalità per cancro. Infine, migliora il tono dell’umore e ha un effetto positivo sul benessere psicologico.

E nel caso del diabete, quali sono i vantaggi di tutto questo? È ampiamente dimostrato che l’attività fisica, attraverso i suoi effetti positivi sulla sensibilità all’insulina, sul metabolismo del glucosio e sul mantenimento del peso corporeo,previene l’insorgenza del diabete tipo 2. L’esercizio fisico regolare riveste, inoltre, un ruolo determinante nel miglioramento del controllo metabolico e nel ridurre la mortalità cardiovascolare nei soggetti diabetici.

Alla luce di tutto ciò, si può senz’altro dire che l’attività fisica è parte intergrante dellacura del diabete ma, essendo una “terapia”, è importante conoscere:

Quale tipo di attività fisica svolgere.

Come gestire i farmaci.

Quali controlli, prima e nel tempo, devono essere fatti.

Non possiamo, quindi, limitarci ad un semplice “muoversi un po’ di più”: certamente qualsiasi aumento del movimento nello svolgimento delle attività fisiche quotidiane è positivo ma, per avere un ruolo terapeutico vero e proprio, l’esercizio fisico deve essere gestito come un farmaco: posologia, modalità di esecuzione, controlli…
Fino ad ora il consiglio alle persone con diabete di svolgere attività fisica, pur conoscendone i grandi vantaggi, è rimasto un po’ generico, poco dettagliato e monitorato.

Far diventare l’attività fisica parte integrante del proprio “stile di vita” possiede un enorme vantaggio: una volta superate le difficoltà iniziali (cambiare abitudini, trovare il tempo, fare fatica…), lo svolgimento regolare aumenta il senso di benessere e quindi gratifica le persone e le stimola a mantenerlo nel tempo.

Qual è l’attività fisica più indicata, nella persona con diabete?
Le attuali linee guida, al fine di migliorare ilcontrollo glicemico, favorire il mantenimento di un peso corporeo ottimale e ridurre il rischio di malattia cardiovascolare, consigliano lo svolgimento di almeno150 minuti/settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (50-70% della frequenza cardiaca massima) e/o almeno 90 minuti/settimana di esercizio fisico intenso (sopra il 70% della frequenza cardiaca massima). L’attività fisica deve essere distribuita in almeno 3 giorni alla settimana e non ci devono essere più di due giorni consecutivi senza attività.

Accanto all’attività fisica aerobica, in assenza di controindicazioni quali complicanze cardiovascolari o della malattia o altre patologie, le persone con diabete di tipo 2 devono essere incoraggiate a eseguire, 3 volte alla settimana,esercizio fisico contro resistenza (cioè ripetizioni di esercizio, con piccoli pesi) per tutti i maggiori gruppi muscolari. L’esercizio andrà definito nei dettagli con il diabetologo. Questo tipo di attività, approntata gradualmente soprattutto in persone non allenate, si è dimostrata efficace nel facilitare l’attività aerobica, poiché favorisce il calo di peso e lo sviluppo della massa muscolare.

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